Un piccolo vademecum per la vendita legale

Notizie e curiosità sul mondo della cannabis

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Il business della cannabis light è ormai scoppiato in tutta Italia e sempre più esercizi commerciali stanno iniziando ad informarsi sulle possibilità di vendere dei derivati della cannabis commerciabili in Italia.

Il problema era già lì da tempo, come ben sanno le associazioni che lavorano nel mondo della canapa in Italia. Così, mentre il Canada introduce lo spinello legale, da noi è stato reso noto il parere del Consiglio Superiore della Sanità contrario alla vendita della cosiddetta “cannabis light”, a basso contenuto di THC, di cui “non di può escludere la pericolosità”. La notizia ha scatenato le preoccupazioni di molte tra le centinaia di imprese figlie della legge 242 del tardo 2016, timorose che la linea del Css porti alla loro chiusura e alla perdita di un mercato potenzialmente milionario. 

A provocare tale ambiguità è la norma 242 stessa, definita “malfatta” da parte degli interessati al business e “frutto di compromessi” tra favorevoli e contrari alla legalizzazione. Benché l’ex ministro della Sanità Lorenzin abbia confermato che questa è una legge solo ai fini agricoli e non “prevedeva” la vendita, le recriminazioni su come ciò sia possibile non mancano: “Questa legge vuole tutelare la filiera agro-industriale ma in realtà non lo fa, perché sul commercio lascia a desiderare”, commenta l’avvocato Carlo Alberto Zaina, legale di molti del settore e relatore della manifestazione Hemp Fest del 2018.

Così ora vendere le gemme, la parte potenzialmente fumabile, non è permesso ma neanche vietato, eppure è diventata una delle attività che più hanno spinto il mercato; il materiale in questo caso reca la dicitura “per uso tecnico o da collezione”, così da evitare sospette destinazioni d’uso e quindi noie ai commercianti.  

Fatto sta, che solo queste vendite potrebbero valere più di 40 milioni di euro per il nostro Paese. Secondo studi commissionati al ricercatore Davide Fortin del Marijuana Policy Group di Denver da parte di Easyjoint. Il successo di questa startup, che per prima ha aperto il mercato nostrano delle infiorescenze nel 2017, può rendere l’idea: nei primi 45 giorni ha infatti fatturato quasi mezzo milione di euro. 

 Per ora si noti che le imprese registrate alle Camera di Commercio che trattano canapa sono circa 420, e che non tutte trattano infiorescenze. Alcune si occupano di derivati edili e tessili, altre di cosmetici e alimentari. Anche in quest’ultimo caso, il secondo sbocco commerciale più interessante, la decisione è più che mai in mano all’esecutivo. L’articolo 5 relativo ai limiti di THC negli alimenti demanda infatti a successive delibere del Ministero della Salute, mai arrivate. Basterebbe quindi introdurre un limite inferiore a quello stabilito per le coltivazioni, dello 0,2% con tolleranza 0,6%, e in molti dovrebbero ritirare i prodotti. 

 Il discorso è diverso per il 2018”. L’anno scorso si era vicini ai 3.000 ettari, secondo il responsabile della sede di Bologna Gianpaolo Grassi. Quindi, se la stima di Coldiretti è valida, in un solo anno potrebbero essere aumentati di un terzo.

E, come racconta il presidente di Federcanapa Giuseppe Croce, “dalle telefonate che noi riceviamo oggi, tutti quelli che mi contattano vogliono canapa da fiore”. L’esempio di Easyjoint, del resto, è piuttosto galvanizzante. E, come sottolineano i ragazzi di un’altra startup, Hemp Embassy, che sta promuovendo un servizio di tutoring ai giovani agricoltori interessati, la resa di un campo è buona: “Si fanno 200 grammi di infiorescenze ogni pianta, e il valore varia tra i 350 e i 500 euro al kg. Quindi avendo 5.000 piante diciamo che si può rientrare della spesa di investimento iniziale abbastanza in fretta”. 

Probabilmente l’attenzione al bio e alla sostenibilità darà una mano ad allargarlo, sempre che il governo lo permetta. Intanto il traino è un altro, e Coldiretti parla di “centinaia” di imprese comunque avviate nel 2018. Solo quelle mappate finora dalla stessa Easyjoint sono 700. Uno dei fondatori, Luca Marola, non si dice eccessivamente preoccupato dal parere del Css; “Noi da sempre invochiamo regole certe per questo mercato”.

FB

  

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